Il Corriere introduce il Paywall: cambierà l’informazione in Italia?

Ho provato a dirlo in 4 parole, ma come si fa?

Il Corriere della Sera ha deciso: da mercoledì 27 gennaio 2016 introdurrà il paywall, dopo che tanto si è discusso (anche extra moenia) sul tema.

Che cos’è il Paywall?

Il vocabolario parla così chiaro che è inutile parafrasarlo

sostantivo Sistema che consente l’accesso a determinati contenuti di un sito Internet solo a pagamento.

Dunque, da domani, la homepage del sito (ridisegnata giusto ieri) e le home tematiche saranno accessibili come sempre, ma per gli articoli bisognerà pagare. Almeno se si vorrà “sfondare” il limite dei 20 articoli al mese.

Ci sono diverse formule di abbonamento, inutile tediarvi spiegandole: lascio l’ingrato compito al Corriere stesso 🙂

E’ una novità assoluta?

Assoluta..mente no! Oltreoceano l’hanno già fatto in tanti, a partire dal New York Times, ma anche in Italia ci sono siti che chiedono di abbonarsi a chi vuole sforare una certa soglia. Persino La Stampa sul Play Store, tanto per dire..

Perché, allora, fa notizia?

Anzitutto perché “il Corrierone” è sempre il Corrierone: resta comunque il primo quotidiano d’Italia, se non per vendite almeno per storia

Poi perché una scelta così netta introduce un nuovo modello di business nell’informazione anche da noi.

Sì, perché se chiedo di pagare si suppone che poi offra anche dei contenuti all’altezza della spesa. Paghereste Netflix per vedere le repliche di Dawson’s Creek che Italia 1 manda (gratis) un’estate sì e l’altra pure?

Funzionerà?

Credo dipenda proprio da questo: se Il Corriere saprà produrre contenuti di qualità, e il pubblico dimostrerà di apprezzare, la scommessa sarà vinta, ripagata e aprirà la strada anche ad altri siti che hanno la stessa idea ma non l’identica “potenza di fuoco” della corazzata di via Solferino.

Certo, l’abitudine degli italiani a trovare il modo di avere gratis tutto quello che dovrebbero pagare è il più grande rischio d’impresa da affrontare in questa nuova avventura.

Come andrà a finire? Chissà.. Di certo è una storia da seguire con attenzione, specie per quelli che usano internet per fare informazione 😉